Perché non riusciamo più a concentrarci e come rimediare

Scritto il 02/02/2026
da agi

AGI - Notifiche, multitasking e smartphone sempre a portata di mano stanno cambiando il modo in cui funziona la nostra attenzione. La scienza spiega perché facciamo sempre più fatica a concentrarci e cosa possiamo fare per rimediare.

Ogni giorno il nostro cervello è sottoposto a una quantità di stimoli senza precedenti. Secondo le stime, mentre milioni di informazioni vengono filtrate ogni secondo senza raggiungere la coscienza. In un contesto dominato da notifiche, smartphone e continue interruzioni, la difficoltà di concentrarsi è diventata un problema diffuso.

Non si tratta però solo di una sensazione. Studi neuroscientifici dimostrano che le capacità cognitive umane faticano a tenere il passo con il ritmo del mondo digitale. 

Distrazioni quotidiane e sovraccarico mentale

Ogni secondo circa 11 milioni di bit di informazioni entrano nel cervello, ma solo una frazione minima viene percepita consapevolmente. Il resto viene filtrato in automatico, un processo che richiede un enorme dispendio di energia mentale.

Rumori di fondo, disordine visivo, conversazioni, notifiche e la semplice presenza del telefono incidono sulla capacità di attenzione, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Il risultato è una sensazione costante di affaticamento mentale e perdita di concentrazione.

Concentrarsi non è difficile: il mito da sfatare

Concentrarsi non è intrinsecamente difficile. Il cervello, infatti, riesce a focalizzarsi senza problemi su ciò che considera interessante o rilevante. Le cosiddette distrazioni sono spesso il frutto di una diversa gerarchia di priorità stabilita dal cervello in tempo reale.

Il problema nasce quando cerchiamo di contrastare questo meccanismo naturale, invece di imparare a gestirlo. Rendere un compito più stimolante, cambiare ambiente o scrivere i pensieri per liberare la mente sono strategie più efficaci del semplice “sforzarsi di più”.

Smartphone e notifiche: il peso della presenza costante

Spegnere le notifiche aiuta, ma non basta. Studi universitari mostrano che tenere il telefono a portata di mano riduce le prestazioni cognitive anche quando non viene utilizzato. Memoria di lavoro e capacità di problem solving ne risentono in modo significativo.

Per il cosiddetto “lavoro profondo”, gli esperti consigliano di allontanare fisicamente lo smartphone e ridurre il disordine digitale, come le schede aperte nel browser.

Il mito dello stato di flow

Lo “stato di flow”, spesso indicato come l’obiettivo ideale della produttività, è in realtà difficile da raggiungere nella quotidianità. Richiede tempo, assenza di interruzioni e un equilibrio preciso tra difficoltà e competenze.

Puntare sempre al flow rischia di generare frustrazione. È più realistico concentrarsi su brevi intervalli di attenzione continua, che rappresentano già un buon risultato in un contesto iperstimolato.

Il vero nemico della concentrazione: il cambio di attività

A compromettere l’attenzione è soprattutto il continuo passaggio da un compito all’altro. Anche interruzioni brevi, come controllare una mail, hanno un impatto misurabile sulle prestazioni cognitive.

Ridurre il multitasking, lavorare per blocchi tematici e rimandare le interruzioni non urgenti sono strategie che aiutano a preservare le risorse mentali.

Pause e recupero: cosa funziona davvero

Non tutte le pause ricaricano allo stesso modo. Scorrere i social media implica comunque l’assorbimento di nuove informazioni, impedendo al cervello di recuperare. Attività a basso stimolo, come camminare o osservare l’ambiente, favoriscono invece il ripristino delle funzioni cognitive.

Il sonno resta l’elemento centrale del recupero mentale. Senza un riposo adeguato, la capacità di concentrazione si riduce progressivamente nel corso della giornata.

Più controllo di quanto pensiamo

Nonostante il peso delle distrazioni digitali, gli esperti invitano a un cauto ottimismo. Come osserva il The Guardian, molte delle difficoltà legate all’attenzione possono essere mitigate con scelte consapevoli e una migliore organizzazione del lavoro.

Accettare i limiti del cervello, ridurre le fonti di distrazione e ripensare il modo in cui comunichiamo e lavoriamo sono passi fondamentali per recuperare concentrazione in un mondo sempre più frammentato.